I miei figli nella morsa dei Testimoni di Geova. Una storia vera.

UNA STORIA VERA


Conobbi mio marito a 18 anni, lui ne aveva 25. Da subito si prese cura di me portandomi via dalla famiglia in cui sono cresciuta, in un clima di violenze e soprusi.
Insieme ci trasferimmo in un paesino alle porte di Milano. Libera e innamorata anche se in un ambiente nuovo e sconosciuto, ero felice. Era un uomo costantemente  presente, sempre dolce e premuroso, non mi faceva mancare nulla. Due anni dopo coronammo il nostro sogno con la nascita dei nostri figli, due maschietti. Anche se le difficoltà non mancarono, mi sentivo finalmente serena e appagata con i miei bambini e il mio compagno al mio fianco.
Dopo la nascita del secondo figlio, iniziarono a venire in visita alcuni testimoni di Geova, sollecitati da mia sorella, che in quegli anni, era affiliata all’organizzazione. Inizialmente non gradivamo molto quelle visite e preferivamo non aprire  la porta sperando avrebbero desistito dal ritornare. Ma una volta li lasciammo entrare e da quel giorno la nostra vita cambiò drasticamente

Mio marito, che aveva da poco attraversato la dolorosa esperienza di due lutti familiari, iniziò a interessarsi al credo dei Testimoni di Geova, impegnandosi sempre più nella attività della religione cosicché lo vedevo sempre meno e infine accettai anch’io di studiare nell’intento di conoscere e di salvaguardare la nostra unione e la nostra famiglia. Tuttavia più studiavo, più ero perplessa.
Lui cercava in tutti i modi di convincermi, citandomi nelle sue preghiere, incalzandomi spesso sul fatto che la fine del mondo era prossima. Non potevo credere che un Dio amorevole avrebbe potuto distruggere la vita dei nostri bambini e delle altre creature, ma una sottile paura iniziò a insinuarsi inesorabilmente nella mia mente sino a prendere col tempo il sopravvento. Sperimentai veri e propri attacchi di panico che divennero sempre più frequenti, tanto da dover ricorrere a cure farmacologiche grazie alle quali ripresi a stare meglio.
Ricominciai anche a a studiare coi testimoni di Geova tuttavia la paura e l’ansia riaffioravano ogni qualvolta un telegiornale riportava notizie di avvenimenti catastrofici. Mio marito, dal canto suo, assolutamente certo dell’imminenza dell’apocalisse non mancava mai di ricordarmi quanto la fine fosse vicina.
La nostra vita continuava, ma nulla era più come prima, lui era oramai sempre più assorbito dai suoi impegni teocratici, io preda della tristezza e della solitudine.
A causa dello stato in cui versavo, mio marito decise di confidarsi con gli anziani di congregazione, per i quali le mie sofferenze psicologiche avevano un’unica possibile causa: l’azione del maligno. D’altro canto il fatto che la Verità non facesse presa su di me, era certa conferma, nel loro modo di interpretare la realtà. di quella inquietante ipotesi. Mio marito si mostrava sinceramente preoccupato per me e cercava di fare il possibile per aiutarmi.
Ripresi a studiare, e diventai proclamatrice, ma il mio stato di salute continuava a peggiorare .Avevo così iniziato anche un percorso terapico associato alla cura farmacologica.
Una coppia di testimoni di Geova, senza figli, si affezionò alla mia famiglia e il marito, un anziano di congregazione, mi accompagnava anche alle visite mediche. La sua premura, finì però con lo sconfinare in un’invadenza eccessiva nella mia vita privata. Mi sentivo a disagio, ma non dissi nulla, temendo di stare male interpretando le sue attenzioni. Sino al giorno in cui, di ritorno da una visita, mi confidò che starmi vicino era una dura prova e che nutriva un forte desiderio nei miei confronti. A quelle parole, fece seguire anche i gesti, iniziando ad accarezzarmi il viso.e a baciarmi sulle labbra, dicendomi testualmente: “mi fai provare emozioni che da tempo non provavo, guarda il maleducato” riferendosi agli organi genitali. Fuggii via disgustata e ne parlai con mio marito che si recò immediatamente dagli anziani a raccontare l’accaduto. In risposta gli tolsero l’incarico.
Dopo questa vicenda mi allontanai definitivamente dai Testimoni di Geova e mio marito, purtroppo, si allontanò da me.
Ingenuamente gli avevo chiesto di scegliere tra me o Geova, e il mondo mi crollò addosso quando lui rispose che sceglieva Geova. La situazione, oramai diventata insostenibile, mi portò a prendere la decisione di separarmi. I bambini restarono affidati alle sue cure. La fine della nostra relazione lo convinse ulteriormente che io fossi posseduta da Satana, tanto che per questo si rivolgeva costantemente in preghiera a Geova  e si liberò anche di tutti i regali che gli avevo fatto nel corso degli anni. Mi recavo spesso dai nostri bambini e in quelle occasioni vedevo anche la sua profonda sofferenza. Mi supplicava, tra le lacrime, di tornare, ma non potevo più farlo.
Lui insisteva….”amore mio ormai Armaghedon è alle porte… devo salvare i bambini e anche tu devi salvarti, perché non lo capisci ?”
Una mattina di gennaio ricevetti una terribile chiamata…. mio marito aveva lasciato una lettera di addio… si era tolto la vita.
Il funerale fu celebrato presso la Sala del Regno e i fratelli mi si avvicinano per darmi conforto, dicendomi di non essersi mai accorti del suo disagio.
Dopo una breve permanenza nella casa dei miei, mi fu assegnata una casa popolare e iniziai una nuova vita insieme ai miei figli. I fratelli spirituali di mio marito, mi chiedevano di poterli accudire nei weekend, e io acconsentivo consapevole che quella era stata una parte significativa del loro mondo. Altri fratelli spirituali, amici di mio marito, si offrono anche di ospitarli nel periodo estivo al mare, mentre  lavoravo. Questa disponibilità proseguì per qualche anno poi non si fecero più sentire.
I bambini crescevano sereni e il nostro legame era molto forte. Erano a conoscenza di come fosse morto il padre e se volevano parlarne non evitavo l’argomento.
Nonostante quanto accaduto, erano ragazzi allegri, tenerissimi e colmi di entusiasmo e di voglia di vivere.
Dopo dieci anni quei fratelli si rifecero vivi, invitando mio figlio maggiore a casa loro per un paio di giorni. Quando tornò a casa mi avvidi subito che qualcosa era accaduto…era freddo e distaccato nei miei confronti e stranamente triste. Gli chiesi cosa fosse successo ma non volle in alcun modo rispondermi.
Ripartì nuovamente, sempre invitato da quei fratelli ma non tornò mai più a casa. Non ci furono spiegazioni, nemmeno una parola: il nostro legame si era drammaticamente spezzato e non ne sapevo il motivo.
Chiamai la sorella che lo ospitava e che solo a seguito della mia insistenza mi disse soltanto che mio figlio aveva ritrovato la serenità di quando era bambino… Mio figlio piccolo decise di raggiunge il fratello per vedere cosa fosse successo ma quando tornò a casa anche lui era cambiato e un mese dopo, a sua volta se ne ne andò per non tornare più.
Continuai a telefonare alla sorella che ospitava i miei ragazzi, sino a che venni a sapere dalla stessa che mio figlio maggiore era stato ricoverato e stava assumendo psicofarmaci, avendo manifestato l’intenzione di farla finita.
Ma nonostante questo mi era impedito di comunicare con loro. Decisi di incontrare la ragazza di mio figlio minore e allora la verità venne a galla.
I fratelli mi avevano attribuito la responsabilità della morte di mio marito perché avevo portato in casa nostra il maligno, e avevano convinto i miei figli a bruciare tutte le loro cose in qualche modo collegate a me. Ero posseduta da Satana, questa era la “verità” che era stata loro raccontata.
Partii immediatamente per recarmi dai miei ragazzi, determinata a vederli a ogni costo, nonostante i divieti che mi erano stati imposti.

E questa è storia di oggi. Ho rivisto i miei figli. Mi si è stretto il cuore in una morsa ritrovando il mio ragazzo più grande in uno stato terribile, imbottito di farmaci, con lo sguardo, -quello sguardo in un passato non lontano, così pieno di gioia e di luce-, ora sfuggente, malinconico e spento. Ho potuto parlare con lui per un’ oretta e mezza, non in casa però ma fuori, dal cancello, per strada. Sono stata accusata di cose inimmaginabili, aneddoti girati e rigirati in congregazione per dipingermi come una pazza posseduta… Ma non è questo che conta. I miei figli stanno soffrendo ma non mi è concessa alcuna possibilità di parlare con loro, di stringerli tra le braccia, di coccolarli, confortarli e aiutarli. Mi ritengono una bugiarda e sono convinti che i fratelli spirituali invece non mentono mai. Hanno serrato la porta del loro cuore per me mentre aspettano il NUOVO MONDO con ansia per riabbracciare il loro papà. Lotto ogni giorno, ogni istante, contro la disperazione che mi attanaglia l’anima, ma non posso, né voglio permettermi di cedere. I miei figli hanno bisogno di aiuto, di ritornare a vivere, a gioire, a sorridere e a non smettere mai di sperare anche in questo mondo.

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