COLD CASE. Delitto Maria Armando, rinviata a giudizio anche una figlia oggi testimone di Geova

30 Gennaio 2016

Maria ammazzata 22 anni fa
Il pm chiede il processo per le figlie

L’infermiera veronese fu uccisa con 21 coltellate

Alessandra Cusin, al processo per la morte di Maria Armando nel tondo in alto (foto Sartori)
Alessandra Cusin al processo per la morte di Maria Armando (foto Sartori/ tratta dal Corriere della Sera)

VERONA «Il delitto è stato commesso da Cristina e Salvatore, e anche da Katia che l’aveva organizzato con loro e che era d’accordo. Ho saputo questi fatti da Katia quando abbiamo vissuto insieme dopo la morte della Armando. Non ho parlato prima perché conosco le persone coinvolte e le loro capacità criminali per cui avevo paura di ritorsioni e che potessero fare del male ai miei familiari». Pesante come un macigno, il contenuto del verbale dell’interrogatorio reso alle 11.46 del 28 aprile 2015 nel carcere di Montorio dalla detenuta Alessandra Cusin è riecheggiato più volte nel corso dell’udienza preliminare che ha visto il pm Giulia Labia chiedere il rinvio a giudizio di altri quattro imputati per il delitto di Maria Armando, l’infermiera di 42 anni ammazzata il 23 febbraio del 1994 con 21 coltellate nel suo appartamento di San Bonifacio.

Un momento del processo ad Alessandra Cusin

Un «cold case» che carabinieri e procura sono certi di aver risolto dopo anni di silenzi e misteri delineando la colpevolezza di cinque persone: un omicidio volontario di cui, finora, la giustizia ha presentato il conto alla sola Cusin, amica delle figlie e condannata in via definitiva con l’avallo della Cassazione all’ergastolo. Un «fine pena mai» a cui, però, la padovana non si rassegna: al punto da decidersi, dopo anni di ostinata ritrosia, a chiedere e ottenere di poter «finalmente raccontare» la sua verità al pm. «Marika non c’entra nulla – ha riferito la Cusin in un’ora e mezzo di deposizione registrata su file audio – , Katia mi ha raccontato tutto una sera mentre eravamo a casa… Mi disse che si era messa d’accordo con Cristina e Salvatore per uccidere la mamma per l’eredità». Una ricostruzione dei fatti, quella tracciata dalla Cusin, chiamata a più riprese in causa dal pm Labia durante la requisitoria culminata nella richiesta di rinvio a giudizio delle sorelle Katia e Cristina Montanaro, dell’amica Marika Cozzula e dall’ex fidanzato di Cristina, Salvador Versaci, all’epoca tutti poco più che maggiorenni.

Sull’istanza della procura, a cui si sono associati come parti civili gli avvocati Luca Tirapelle e Paolo Mastropasqua per il fratello e la sorella della vittima, Cesare («Voglio giustizia», ha detto ieri) e Mariella, dovrà esprimersi il giudice Guido Taramelli tra due mercoledì. Con la sorella Cristina, ieri in aula c’era anche Katia, oggi testimone di Geova e madre di famiglia…

 

CONTINUA LA LETTURA DELL’ARTICOLO QUI:

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2016/30-gennaio-2016/maria-ammazzata-22-anni-fa-pm-chiede-processo-le-figlie-2302520936285.shtml

NOTA: Vedi anche altro articolo al link di seguito

http://www.corriere.it/cronache/16_gennaio_28/delitti-misteri-verona-nera-pietro-maso-caso-armando-quei-figli-che-uccidevano-genitori-d072fb8a-c5e8-11e5-b3b7-699cc16119c2.shtml

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