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COLD CASE. Delitto Maria Armando, rinviata a giudizio anche una figlia oggi testimone di Geova

30 Gennaio 2016

Maria ammazzata 22 anni fa
Il pm chiede il processo per le figlie

L’infermiera veronese fu uccisa con 21 coltellate

Alessandra Cusin, al processo per la morte di Maria Armando nel tondo in alto (foto Sartori)
Alessandra Cusin al processo per la morte di Maria Armando (foto Sartori/ tratta dal Corriere della Sera)

VERONA «Il delitto è stato commesso da Cristina e Salvatore, e anche da Katia che l’aveva organizzato con loro e che era d’accordo. Ho saputo questi fatti da Katia quando abbiamo vissuto insieme dopo la morte della Armando. Non ho parlato prima perché conosco le persone coinvolte e le loro capacità criminali per cui avevo paura di ritorsioni e che potessero fare del male ai miei familiari». Pesante come un macigno, il contenuto del verbale dell’interrogatorio reso alle 11.46 del 28 aprile 2015 nel carcere di Montorio dalla detenuta Alessandra Cusin è riecheggiato più volte nel corso dell’udienza preliminare che ha visto il pm Giulia Labia chiedere il rinvio a giudizio di altri quattro imputati per il delitto di Maria Armando, l’infermiera di 42 anni ammazzata il 23 febbraio del 1994 con 21 coltellate nel suo appartamento di San Bonifacio.

Un momento del processo ad Alessandra Cusin

Un «cold case» che carabinieri e procura sono certi di aver risolto dopo anni di silenzi e misteri delineando la colpevolezza di cinque persone: un omicidio volontario di cui, finora, la giustizia ha presentato il conto alla sola Cusin, amica delle figlie e condannata in via definitiva con l’avallo della Cassazione all’ergastolo. Un «fine pena mai» a cui, però, la padovana non si rassegna: al punto da decidersi, dopo anni di ostinata ritrosia, a chiedere e ottenere di poter «finalmente raccontare» la sua verità al pm. «Marika non c’entra nulla – ha riferito la Cusin in un’ora e mezzo di deposizione registrata su file audio – , Katia mi ha raccontato tutto una sera mentre eravamo a casa… Mi disse che si era messa d’accordo con Cristina e Salvatore per uccidere la mamma per l’eredità». Una ricostruzione dei fatti, quella tracciata dalla Cusin, chiamata a più riprese in causa dal pm Labia durante la requisitoria culminata nella richiesta di rinvio a giudizio delle sorelle Katia e Cristina Montanaro, dell’amica Marika Cozzula e dall’ex fidanzato di Cristina, Salvador Versaci, all’epoca tutti poco più che maggiorenni.

Sull’istanza della procura, a cui si sono associati come parti civili gli avvocati Luca Tirapelle e Paolo Mastropasqua per il fratello e la sorella della vittima, Cesare («Voglio giustizia», ha detto ieri) e Mariella, dovrà esprimersi il giudice Guido Taramelli tra due mercoledì. Con la sorella Cristina, ieri in aula c’era anche Katia, oggi testimone di Geova e madre di famiglia…

 

CONTINUA LA LETTURA DELL’ARTICOLO QUI:

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2016/30-gennaio-2016/maria-ammazzata-22-anni-fa-pm-chiede-processo-le-figlie-2302520936285.shtml

NOTA: Vedi anche altro articolo al link di seguito

http://www.corriere.it/cronache/16_gennaio_28/delitti-misteri-verona-nera-pietro-maso-caso-armando-quei-figli-che-uccidevano-genitori-d072fb8a-c5e8-11e5-b3b7-699cc16119c2.shtml

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CANADA. Padre e figlio testimoni di Geova accusati di crimini sessuali

15 Gennaio 2016

DENUNCE DI ABUSI SESSUALI A TERRANOVA (CANADA) GETTANO UN’OMBRA OSCURA SUI TESTIMONI DI GEOVA

Ex anziano geovista e il figlio affrontano accuse di reati sessuali: la polizia conferma lo stesso denunziante in entrambi i casi.

 

Sebbene i dettagli delle accuse siano protetti da un divieto di pubblicazione imposto dal Tribunale, sono emerse denunce di abusi che coinvolgono due membri del movimento religioso dei Testimoni di Geova a Terranova (Newfoundland).

La CBC News è venuta a sapere che ad affrontare le accuse sono un ex anziano volontario della chiesa e suo figlio.

L’ex anziano è accusato  di violenza e sfruttamento sessuale in relazione a denunce risalenti al 2009-2012, a Terranova centro.

In base ai documenti del tribunale un secondo uomo è accusato di stupro, con informazioni che si riferiscono a un periodo compreso tra maggio 2011 e dicembre 2013,  in una comunità nella penisola di Avalon.

La CBC News ha confermato che i due sono padre e figlio. Inoltre, giovedì, la Regia polizia canadese a cavallo (Royal Canadian Mounted Police -RCMP-),  ha dato conferma che entrambi i casi coinvolgono il medesimo denunziante.

L’accusa di sfruttamento sessuale riguarda chiunque in una posizione di fiducia o autorità commetta un reato contro una persona giovane.

Il caso che coinvolge l’imputato più anziano , era approdato mercoledì di fronte ad un tribunale provinciale ma è stato rinviato al mese successivo, in  cui si attende la decisione sulla  data del processo.

L’imputato più giovane dovrà invece comparire verso fine mese.

Il padre della presunta vittima ha dichiarato a CBC News che è stato un periodo duro per la sua famiglia.  Ha riferito di essere ancora associato ai Testimoni di Geova e si è espresso in modo indulgente.

<<Le cose accadono. Siamo tutti esseri umani.  Di qualunque religione tu sia, le cose possono accadere>>.

CBC News ha parlato brevemente anche con l’ex anziano. Questi ha rifiutato di commentare ma ha dichiarato di essere ancora impegnato nella chiesa geovista. L’uomo non è comparso in tribunale mercoledì, ma ci si attende si dichiari innocente.

Un portavoce della Regia polizia canadese a cavallo, ha spiegato di non poter rilasciare commenti su nessuno dei due casi a causa dell’ordine del tribunale. Tuttavia ha sottolineato che gli ufficiali considerano molto seriamente le accuse.

Un membro della congregazione legato a entrambi gli accusati ha affermato che è stato un momento molto difficile ma ha rifiutato di commentare.

I Testimoni di Geova sono un movimento religioso con sede negli Stati Uniti che conta otto milioni di seguaci nel mondo, compresi circa 1200 membri a Terranova e Labrador (CANADA), con chiese note come Sale del Regno, presenti nelle comunità di tutta la provincia. Sono cristiani ma talvolta sono stati descritti come una setta insulare. L’essenza del loro movimento è servire Dio come “testimoni” .

I seguaci sono ben conosciuti per l’evangelizzazione porta a porta e per le pubblicazione gratuite “Svegliatevi!” e “La Torre di Guardia”. Seguono inoltre regole severe che proibiscono , fra l’altro, il sesso fuori dal matrimonio, l’omosessualità, il fumo e le droghe.

Il movimento ha fatto notizia anche per il rifiuto ad autorizzare le trasfusioni di sangue anche quando una vita è a rischio e per il rifiuto di celebrare eventi come il Natale, la Pasqua e i compleanni.

In Canada il movimento ha sede a Georgetown, Ont., fuori Toronto.

CBN News ha parlato con Simon Picard dell’ufficio informazione pubbliche dei Testimoni di Geova. Alla domanda postagli in merito alle accuse, ha fatto riferimento anche all’indagine in corso, ma ha condannato fermamente ogni abuso contro i giovani.

<<Quello che pensiamo dell’abuso su minori è estremamente chiaro da anni. Aborriamo qualunque genere di immoralità…non proteggiamo nessuno di questi individui e consentiamo alle autorità di svolgere il loro lavoro>> ha dichiarato Picard.

Ha confermato che l’imputato più vecchio non ricopre più il ruolo di anziano nella chiesa e che la chiesa sta cooperando nell’indagine. Ha inoltre sottolineato che i Testimoni di Geova hanno provvedimenti in vigore per proteggere i membri della chiesa.

<<Le nostre pubblicazioni offrono ai nostri genitori tutti i tipi di strumenti sulle modalità per insegnare e formare i propri figli a essere protetti da questo genere di cose>>, ha precisato aggiungendo che anche il sito web dell’organizzazione fornisce consigli.

 

FONTE: CBCNEWS

http://www.cbc.ca/news/canada/newfoundland-labrador/abuse-allegations-jehovahs-witness-1.3401468

 

Libera traduzione a cura dell’Associazione Vittime della Società Torre di Guardia

 

 

Alla radice della radicalizzazione. Riconoscere il seme della violenza ovunque si trovi, anche nel geovismo

7 Gennaio 2016

Il fanatico è sempre “l’altro”, perché il proprio fanatismo è impossibile da riconoscere.
Willy Pasini

Alla radice della radicalizzazione

Editoriale di DIEGO MARANI

 

FONTE: eunews

http://www.eunews.it/2016/01/07/alla-radice-della-radicalizzazione/47584

 

NOTA SULL’AUTORE:

Diego Marani (Tresigallo, 1959) è uno scrittore e glottoteta italiano.

Lavora a Bruxelles presso la Commissione europea dove si occupa di cultura e promozione del multilinguismo.

È l’inventore della lingua artificiale chiamata europanto, costituita da un insieme di tutte le lingue d’Europa. In questo idioma totalmente inventato ha tenuto una rubrica fissa su giornali svizzeri e belgi. L’Europanto è una provocazione contro l’integralismo linguistico di chi predica la purezza delle lingue. Con il gioco intellettuale dell’Europanto, Marani invita ad imparare le lingue sapendo vedere dietro ogni lingua l’umanità di chi la parla. La lingua è uno strumento identitario ma è anche una porta aperta verso nuovi mondi che ci aiuta a vedere meglio noi stessi.

Nei suoi romanzi, tradotti in 14 lingue, Diego Marani sviluppa e approfondisce la tematica dell’identità e dell’appartenenza mettendo a frutto la sua esperienza di funzionario europeo. In altre sue opere affronta invece la tematica delle radici e della memoria.

In europanto Diego Marani ha pubblicato una raccolta di racconti (Las adventures des inspector Cabillot). Il primo romanzo (in lingua italiana) è Caproce des Dieux, uscito nel 1994. Il romanzo Nuova grammaticafinlandese, ha ricevuto il Premio Grinzane Cavour nel 2001 e il Premio Dessì nel 2002 oltre a numerosi riconoscimenti all’estero, fra cui l’European Literature Night Prize e l’Independent Foreign Fiction Prize. Con L’ultimo dei Vostiachi,Diego Marani ha vinto il Premio Selezione Campiello nel 2002. Diego Marani collabora con il supplemento culturale del Sole 24 Ore, con la rivista on line Piazza Enciclopedia Magazine e con il sito web eunews.it.

 

Testimoni di Geova e politiche di gestione dell’abuso sessuale infantile. Ex membro in audizione presso la Charity Commission

26 Dicembre 2015

REGNO UNITO. EX TESTIMONE DI GEOVA ASCOLATATO NELL’AMBITO DI UN’INDAGINE NAZIONALE CONCERNENTE LA CHIESA GEOVISTA

 

Former Jehovah's Witness Steve Rose at his Hartlepool home.

L’ex Testimone di Geova Steve Rose

Un ex testimone di Geova di Hartlepool (Regno Unito), che ha chiesto fossero apportate modifiche nel modo in cui la chiesa tratta le vittime di abusi sessuali, è stato sottoposto a un’audizione nel contesto di una grande inchiesta nazionale.

La chiesa geovista è scossa dopo che una Commissione Reale in Australia ha presentato 77 conclusioni negative sulla sua gestione delle accuse di abusi sessuali e nel Regno Unito, nel mese di ottobre, attivisti hanno scritto al Governo sostenendo che dovrebbe essere obbligatorio per la chiesa andare alla polizia ogniqualvolta è formulata un’accusa. Fatto che segue due casi di grande risonanza del nord-est in cui i Testimoni di Geova sono stati denunciati in tribunale, nel corso degli ultimi due anni, per non essersi recati in polizia quando sono state sollevate accuse nell’ambito delle comunità delle loro chiese a Washington (Inghilterra) e in South Shields.

Ora Steve Rose, l’uomo e attivista di Hartlepool, è stato ascoltato dalla Charity Commission che sta conducendo un’indagine a lungo termine sulle procedure di tutela nel gruppo religioso.

Il sig. Rose era già apparso sul The Northern Echo quando aveva espresso timori sulle pratiche della chiesa. In tale occasione raccontò di essere stato ostracizzato e disassociato dalla chiesa a seguito di una disputa con altri membri. Spiegò che per i membri più giovani e più vulnerabili, con poche amicizie esterne al gruppo, l’effetto può essere devastante.

Ma attualmente Rose è impegnato in una campagna contro la cosiddetta regola geovista dei due-testimoni, per cui la chiesa investiga internamente solo se una richiesta è corroborata da un secondo testimone; un’eventualità estremamente improbabile nei casi di abusi sessuali.

Rose che è stato audito dalla Charity Commission all’inizio di dicembre si è rallegrato dell’indagine e si è detto felice di collaborare. << E’ molto difficile per le persone, probabilmente per i minorenni nella chiesa, andare alla polizia. La chiesa afferma di sorvegliare i molestatori sessuali condannati. Ma quale altra chiesa manda i suoi membri di porta in porta in modo simile?>> ha evidenziato Rose.

In una particolareggiata difesa un portavoce dei Testimoni di Geova ha sottolineato che l’organizzazione aborrisce gli abusi su minori che avvengono in tutta la società e ha evidenziato che la stessa non ha clero retribuito e non lascia separati i figli dai genitori con associazioni giovanili, il catechismo e simili. In una dichiarazione preparata ha affermato << La vittima e il suo o i suoi genitori hanno il diritto assoluto di segnalare la questione alle autorità governative. Gli anziani di congregazione non proteggono gli abusatori dalle autorità o dalle conseguenze delle loro azioni. Chiunque commetta il peccato dell’abuso di un bambino deve affrontare l’espulsione dalla congregazione. Se una persona presta servizio in posizione di responsabilità viene rimosso>>.

La Charity Commission ha confermato di stare investigando.

 

Libera traduzione a cura favisonlus

https://favisonlus.wordpress.com/2015/12/26/15944/

 

FONTE ORIGINALE DELLA NOTIZIA: The Northern Echo

http://www.thenorthernecho.co.uk/news/14168160.Former_Jehovah_Witness_from_Hartlepool_agrees_to_be_interviewed_as_part_of_nationwide_investigation_into_the_church/

 

NOTA: Sull’inchiesta della Charity commission vedi anche precedenti articoli postati qui:

https://favisonlus.wordpress.com/?s=Charity+commission

LA MIA BATTAGLIA PER ESSERE UNA BAMBINA. STORIA DI V. NATA E CRESCIUTA NEI TESTIMONI DI GEOVA (seconda e ultima parte)

Ottobre 2015

Nota: LEGGI LA PRIMA PARTE DELLA STORIA DI V., QUI

https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/2015/09/25/la-mia-vita-nei-testimoni-di-geova/

Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.

Vangelo di Marco 9,42

STORIA DI V. (seconda e ultima parte)

La bambina che era stata violata non disse nulla. Sentiva soltanto, come sento ancora, inalterato, un senso profondo di orrore, sporco, schifo, vergogna e ancora orrore, sporco, schifo e vergogna.  Ma la bambina che ero, tacque. Forse non conosceva le parole, forse nessuna parola poteva bastare, forse non esistevano parole per dirlo…E le parole non dette hanno continuato a schiacciarmi come macigni per anni.  Da bambina, le parole trattenute, avevano invece preso la forma di dolorose sensazioni. Tutti i mie sensi erano all’erta e alcuni rumori a cui prima non avevo mai fatto particolare caso, si erano acuiti al punto da farmi male e non riuscire a sopportarli. Ad es., avvertivo distintamente il rumore delle scarpe che calpestavano il suolo e immediatamente mi tornava alla mente, creandomi un forte stato d’ansia, quello fatto dalle le scarpe degli uomini che poggiavano sui sassolini del vialetto di accesso alla Sala del Regno. Anche vedere alcuni  indumenti, come le cravatte, mi arrecava una sorta di perdurante fastidio. Cominciai inoltre a deglutire a fatica durante i pasti, sintomo che mi ha accompagnato sino a oggi, al punto che devo masticare con estrema lentezza o quando devo ingerire una pastiglia sono costretta a sminuzzarla finemente per ridurla in polvere.

Quando tornai a casa, dopo quella notte, sembravo soltanto una piccola ossessa…continuavo a ripetere che non volevo più recarmi in quel posto, che non ci avrei più messo piede, che non dovevamo mandarmici più, che per niente al mondo ci sarei tornata…Ai miei genitori, in quel momento, suppongo apparissi come una sciocca bambina ingrata, recalcitrante e indomabile e se si erano fatti l’aspettativa di placare la mia ribellione, affidandomi alle “cure” chi forse si era reso disponibile per aiutarli nell’incarico, l’esperimento era miseramente fallito.

Non so quali furono realmente gli eventuali accordi intercorsi tra la mia famiglia e la famiglia dell’anziano, posso solo affidarmi alle mie congetture di adulta, d’altra parte i miei genitori non erano soliti dare risposte alle mie domande in merito alle loro decisioni, divieti o imposizioni. I miei “perché?” erano immancabilmente destinati a cadere nel vuoto o nella migliore delle ipotesi ricevevo spiegazioni striminzite, risposte tanto laconiche quanto fredde e scostanti se non umilianti.

Per ogni “perché?” d’altra parte valeva sempre e comunque la medesima risposta, “perché è la volontà di Geova Dio”.

Vedevano in me solo una bambina capricciosa, indisciplinata, testarda e disobbediente, e mi chiedo se si siano mai interrogati sui motivi del mio comportamento oltre a cercare in ogni modo di correggerlo per plasmarmi secondo “la volontà di Geova Dio” .

Quello che so è che col tempo la bambina si trasformò in una adolescente irriducibile e ribelle, quantomeno dal loro punto di vista. Nonostante tutto io continuavo a cercare la loro comprensione, a sperare volessero ascoltare il mio cuore e confrontarsi con me rispettando le mie opinioni e il mio sentire, in altri termini, cullavo l’intimo sogno di essere amata e accettata per quella che ero. Desideravo soltanto amore. Ma era appunto nulla più di un bellissimo sogno e ogni nuova delusione finiva solo per amareggiarmi e peggiorare ulteriormente le cose, tanto che la conflittualità familiare raggiunse livelli insopportabili e fui letteralmente cacciata di casa.

Il senso di solitudine che accompagnò la mia fanciullezza di tanto in tanto lasciava posto a una sensazione di calore e di allegria quando avevo modo di frequentare una zia a cui sono rimasta profondamente legata. Lei mi ascoltava, mi consolava e mi capiva. Sapeva immedesimarsi nel mio universo di fanciulla e aveva chiaro quello che può ritrovarsi a vivere un bambino obbligato a seguire una religione rigida che oltretutto lo spaventa. Non era  una testimone di Geova e credo fu questo il motivo per cui, per un certo tempo, scattò anche il divieto di parlarle al telefono. Con mio fratello purtroppo non vi fu quella complicità che forse avrebbe aiutato entrambi. Benché lui ricevesse un trattamento di favore da parte dei nostri genitori perché accondiscendeva senza battere ciglio a ogni loro richiesta, temo possa aver assaporato a sua volta la mia stessa infelicità. Infondo ci si curava d lui semplicemente perché non obiettava mai, non si opponeva, non diceva mai “no” e non chiedeva mai ” perché? “. Né io né lui fummo comunque in grado di costruire un ponte tra noi, benché un legame di sangue e di affetto ci unisse indissolubilmente, restammo due mondi separati sotto lo stesso tetto.

Come adolescente sentivo ripetermi sempre più spesso che dovevo andarmene da quella casa, la “loro casa”, e una sera mi sbatterono fuori, sistemando le mie poche cose vicino all’ingresso. Mi trasferii presso l’abitazione del mio compagno dell’epoca. Nella sua famiglia solo sua madre era testimone di Geova.Il giorno dopo mio padre fu colto da infarto, (poi ristabilitosi), e io accusata di esserne la causa per via delle preoccupazioni che arrecavo alla famiglia. Anche in casa del mio compagno le cose non andarono meglio. Il mio disinteresse al credo geovista e il mio sentirmi libera in tal senso, veniva interpretato dalla madre del mio fidanzatino come una mancanza di rispetto verso Geova e io tacciata di inculcare idee malvagie nel figlio piccolo. Così venne chiamata  mia madre e io rispedita a casa, naturalmente sbattendomi in faccia la mia ennesima colpa.
Ero stata riaccolta in famiglia ma non ero certamente la benvenuta e non se ne faceva mistero. A tavola, quasi fosse un’appestata, mia madre arrivò a dire:“non riesco a mangiare con quella lì che mi guarda”.
Oppure mi si rimproverava puntualmente di essere un’incapace al confronto dei miei coetanei testimoni  di Geova “Guarda dove sono arrivati loro, hanno fatto carriera, tutti i fratelli e sorelle si complimentano ”. In alcune circostanze l’umiliazione infertami fu particolarmente difficile da tollerare:“non mi interessa cosa fai per guadagnare, per me puoi anche darla via, basta che ti guadagni soldi e te ne vai”, e ancora, “se sapevo che venivi fuori così non ti mettevo al mondo”.

Dopo diversi anni e altre traversie, conobbi infine l’uomo che ora è mio marito e col quale ho avuto uno splendido bambino, e da quel momento ho vissuto 5 anni lontano da casa dei miei.

Poi mi sono riavvicinata perché mia madre si è ammalata gravemente.  Prevedibilmente mi sono sono ritrovata ad avere a che fare con i loro “ fratelli e sorelle spirituali”, che, per quanto ho saputo stanno  gestendo tutte le loro questioni personali, comprese quelle relative alla salute di mia madre e mio padre, ma certo non gratuitamente, benché i miei vivano solo della loro modesta pensione.
I Testimoni di Geova che si stanno, a loro dire, prodigando per sostenere psicologicamente i miei genitori, possiedono anche un duplicato delle chiavi di casa e il pin della carta Postamat che era andata persa e il cui smarrimento, se non fossi personalmente intervenuta, avevano curiosamente evitato di denunciare. A parte il dichiarato supporto morale, nessuno di questi fratelli si è mai occupato di sciacquare due piatti o di rassettare l’appartamento. Un’assistente sociale che sta seguendo i miei genitori, mi ha raccontato che sapeva dell’esistenza di mio fratello ma non della mia perché non le era mai stata riferita da alcuno.

Vorrei stare vicina ai miei genitori e prendermene cura, al di là di tutto, anche del sospetto che di tanto in tanto mi coglie, che forse mia madre possa aver intuito, in passato, qualcosa della violenza che subii a 9 anni, ma lo stretto cordone dei fedeli geovisti, non mi consente di avvicinarmi più di tanto. Non demordo, come non smetterò di lottare e sperare di poter essere stretta tra le loro braccia e di stringerli a me, di lasciare scorrere il fiume di lacrime che per anni ho pianto in silenzio e che forse hanno pianto anche loro, di abbattere una volta per tutte quel muro invalicabile che non ci ha permesso di essere una famiglia unita e complice oltre le differenti vedute e credenze. Nessuna religione, mi dico, dovrebbe separare e dividere gli individui, renderli prigionieri inconsapevoli di precetti e regole che superano la comprensione, l’affetto e la dedizione per i propri cari e per il prossimo, nessun credo dovrebbe mai e poi mai sacrificare i diritti e la serenità di un bambino, nessun Dio, comunque lo si voglia chiamare, penso lo vorrebbe mai.

Storia narrata da una collaboratrice dell’Associazione Viittime della Torre di Guardia

I miei figli nella morsa dei Testimoni di Geova. Una storia vera.

UNA STORIA VERA


Conobbi mio marito a 18 anni, lui ne aveva 25. Da subito si prese cura di me portandomi via dalla famiglia in cui sono cresciuta, in un clima di violenze e soprusi.
Insieme ci trasferimmo in un paesino alle porte di Milano. Libera e innamorata anche se in un ambiente nuovo e sconosciuto, ero felice. Era un uomo costantemente  presente, sempre dolce e premuroso, non mi faceva mancare nulla. Due anni dopo coronammo il nostro sogno con la nascita dei nostri figli, due maschietti. Anche se le difficoltà non mancarono, mi sentivo finalmente serena e appagata con i miei bambini e il mio compagno al mio fianco.
Dopo la nascita del secondo figlio, iniziarono a venire in visita alcuni testimoni di Geova, sollecitati da mia sorella, che in quegli anni, era affiliata all’organizzazione. Inizialmente non gradivamo molto quelle visite e preferivamo non aprire  la porta sperando avrebbero desistito dal ritornare. Ma una volta li lasciammo entrare e da quel giorno la nostra vita cambiò drasticamente

Mio marito, che aveva da poco attraversato la dolorosa esperienza di due lutti familiari, iniziò a interessarsi al credo dei Testimoni di Geova, impegnandosi sempre più nella attività della religione cosicché lo vedevo sempre meno e infine accettai anch’io di studiare nell’intento di conoscere e di salvaguardare la nostra unione e la nostra famiglia. Tuttavia più studiavo, più ero perplessa.
Lui cercava in tutti i modi di convincermi, citandomi nelle sue preghiere, incalzandomi spesso sul fatto che la fine del mondo era prossima. Non potevo credere che un Dio amorevole avrebbe potuto distruggere la vita dei nostri bambini e delle altre creature, ma una sottile paura iniziò a insinuarsi inesorabilmente nella mia mente sino a prendere col tempo il sopravvento. Sperimentai veri e propri attacchi di panico che divennero sempre più frequenti, tanto da dover ricorrere a cure farmacologiche grazie alle quali ripresi a stare meglio.
Ricominciai anche a a studiare coi testimoni di Geova tuttavia la paura e l’ansia riaffioravano ogni qualvolta un telegiornale riportava notizie di avvenimenti catastrofici. Mio marito, dal canto suo, assolutamente certo dell’imminenza dell’apocalisse non mancava mai di ricordarmi quanto la fine fosse vicina.
La nostra vita continuava, ma nulla era più come prima, lui era oramai sempre più assorbito dai suoi impegni teocratici, io preda della tristezza e della solitudine.
A causa dello stato in cui versavo, mio marito decise di confidarsi con gli anziani di congregazione, per i quali le mie sofferenze psicologiche avevano un’unica possibile causa: l’azione del maligno. D’altro canto il fatto che la Verità non facesse presa su di me, era certa conferma, nel loro modo di interpretare la realtà. di quella inquietante ipotesi. Mio marito si mostrava sinceramente preoccupato per me e cercava di fare il possibile per aiutarmi.
Ripresi a studiare, e diventai proclamatrice, ma il mio stato di salute continuava a peggiorare .Avevo così iniziato anche un percorso terapico associato alla cura farmacologica.
Una coppia di testimoni di Geova, senza figli, si affezionò alla mia famiglia e il marito, un anziano di congregazione, mi accompagnava anche alle visite mediche. La sua premura, finì però con lo sconfinare in un’invadenza eccessiva nella mia vita privata. Mi sentivo a disagio, ma non dissi nulla, temendo di stare male interpretando le sue attenzioni. Sino al giorno in cui, di ritorno da una visita, mi confidò che starmi vicino era una dura prova e che nutriva un forte desiderio nei miei confronti. A quelle parole, fece seguire anche i gesti, iniziando ad accarezzarmi il viso.e a baciarmi sulle labbra, dicendomi testualmente: “mi fai provare emozioni che da tempo non provavo, guarda il maleducato” riferendosi agli organi genitali. Fuggii via disgustata e ne parlai con mio marito che si recò immediatamente dagli anziani a raccontare l’accaduto. In risposta gli tolsero l’incarico.
Dopo questa vicenda mi allontanai definitivamente dai Testimoni di Geova e mio marito, purtroppo, si allontanò da me.
Ingenuamente gli avevo chiesto di scegliere tra me o Geova, e il mondo mi crollò addosso quando lui rispose che sceglieva Geova. La situazione, oramai diventata insostenibile, mi portò a prendere la decisione di separarmi. I bambini restarono affidati alle sue cure. La fine della nostra relazione lo convinse ulteriormente che io fossi posseduta da Satana, tanto che per questo si rivolgeva costantemente in preghiera a Geova  e si liberò anche di tutti i regali che gli avevo fatto nel corso degli anni. Mi recavo spesso dai nostri bambini e in quelle occasioni vedevo anche la sua profonda sofferenza. Mi supplicava, tra le lacrime, di tornare, ma non potevo più farlo.
Lui insisteva….”amore mio ormai Armaghedon è alle porte… devo salvare i bambini e anche tu devi salvarti, perché non lo capisci ?”
Una mattina di gennaio ricevetti una terribile chiamata…. mio marito aveva lasciato una lettera di addio… si era tolto la vita.
Il funerale fu celebrato presso la Sala del Regno e i fratelli mi si avvicinano per darmi conforto, dicendomi di non essersi mai accorti del suo disagio.
Dopo una breve permanenza nella casa dei miei, mi fu assegnata una casa popolare e iniziai una nuova vita insieme ai miei figli. I fratelli spirituali di mio marito, mi chiedevano di poterli accudire nei weekend, e io acconsentivo consapevole che quella era stata una parte significativa del loro mondo. Altri fratelli spirituali, amici di mio marito, si offrono anche di ospitarli nel periodo estivo al mare, mentre  lavoravo. Questa disponibilità proseguì per qualche anno poi non si fecero più sentire.
I bambini crescevano sereni e il nostro legame era molto forte. Erano a conoscenza di come fosse morto il padre e se volevano parlarne non evitavo l’argomento.
Nonostante quanto accaduto, erano ragazzi allegri, tenerissimi e colmi di entusiasmo e di voglia di vivere.
Dopo dieci anni quei fratelli si rifecero vivi, invitando mio figlio maggiore a casa loro per un paio di giorni. Quando tornò a casa mi avvidi subito che qualcosa era accaduto…era freddo e distaccato nei miei confronti e stranamente triste. Gli chiesi cosa fosse successo ma non volle in alcun modo rispondermi.
Ripartì nuovamente, sempre invitato da quei fratelli ma non tornò mai più a casa. Non ci furono spiegazioni, nemmeno una parola: il nostro legame si era drammaticamente spezzato e non ne sapevo il motivo.
Chiamai la sorella che lo ospitava e che solo a seguito della mia insistenza mi disse soltanto che mio figlio aveva ritrovato la serenità di quando era bambino… Mio figlio piccolo decise di raggiunge il fratello per vedere cosa fosse successo ma quando tornò a casa anche lui era cambiato e un mese dopo, a sua volta se ne ne andò per non tornare più.
Continuai a telefonare alla sorella che ospitava i miei ragazzi, sino a che venni a sapere dalla stessa che mio figlio maggiore era stato ricoverato e stava assumendo psicofarmaci, avendo manifestato l’intenzione di farla finita.
Ma nonostante questo mi era impedito di comunicare con loro. Decisi di incontrare la ragazza di mio figlio minore e allora la verità venne a galla.
I fratelli mi avevano attribuito la responsabilità della morte di mio marito perché avevo portato in casa nostra il maligno, e avevano convinto i miei figli a bruciare tutte le loro cose in qualche modo collegate a me. Ero posseduta da Satana, questa era la “verità” che era stata loro raccontata.
Partii immediatamente per recarmi dai miei ragazzi, determinata a vederli a ogni costo, nonostante i divieti che mi erano stati imposti.

E questa è storia di oggi. Ho rivisto i miei figli. Mi si è stretto il cuore in una morsa ritrovando il mio ragazzo più grande in uno stato terribile, imbottito di farmaci, con lo sguardo, -quello sguardo in un passato non lontano, così pieno di gioia e di luce-, ora sfuggente, malinconico e spento. Ho potuto parlare con lui per un’ oretta e mezza, non in casa però ma fuori, dal cancello, per strada. Sono stata accusata di cose inimmaginabili, aneddoti girati e rigirati in congregazione per dipingermi come una pazza posseduta… Ma non è questo che conta. I miei figli stanno soffrendo ma non mi è concessa alcuna possibilità di parlare con loro, di stringerli tra le braccia, di coccolarli, confortarli e aiutarli. Mi ritengono una bugiarda e sono convinti che i fratelli spirituali invece non mentono mai. Hanno serrato la porta del loro cuore per me mentre aspettano il NUOVO MONDO con ansia per riabbracciare il loro papà. Lotto ogni giorno, ogni istante, contro la disperazione che mi attanaglia l’anima, ma non posso, né voglio permettermi di cedere. I miei figli hanno bisogno di aiuto, di ritornare a vivere, a gioire, a sorridere e a non smettere mai di sperare anche in questo mondo.