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Così i Testimoni di Geova reintegrano nell’organizzazione gli abusatori sessuali di bambini

19 Febbraio 2016

PEDOFILI DENUNCIATI E ALLONTANATI? NO, SE PENTITI, REINTEGRATI

Un anziano dei Testimoni di Geova in Australia è finito dietro le sbarre la scorsa settimana per  abusi sessuali su minori, secondo il The West Australian.

Nel corso di sette anni, David Frank Pople  ha aggredito sessualmente due adolescenti che ha incontrato in una congregazione vicino a Perth. Una delle sue vittime nel 1997 ha riferito agli anziani dell’abuso, ma nessuno lo ha comunicato alla polizia finché una delle vittime nel 2014 ha presentato una denuncia. Pople è stato dichiarato colpevole e condannato a tre anni di carcere.

I dettagli della vicenda di Pople rispecchiano quelli di altri casi di abuso che coinvolgono i Testimoni di Geova in tutto il mondo. Gli anziani non hanno segnalato alle autorità secolari gli abusi sessuali su minori. L’autore del reato è stato espulso dell’organizzazione, solo per essere reintegrato in seguito.

Inoltre, la storia rientra nello schema costante dell’espulsione di membri dei Testimoni di Geova che abusano dei bambini, non per l’abuso stesso, ma per non aver dimostrato sufficiente pentimento.

Dopo che Pople ha ammesso agli anziani nel 1997, che aveva aggredito uno dei ragazzi, è stato disassociato – versione della scomunica nei Testimoni – per  non essere sufficientemente pentito, secondo il racconto del giornale. Un anno più tardi, dopo che Pople ha richiesto il ripristino, la comunità lo ha riaccolto.

L’anno scorso, Reveal ha riportato la storia di Debbie McDaniel, una ex Testimone in Oklahoma che ha affermato che un anziano di nome Ronald Lawrence aveva abusato sessualmente di lei per cinque anni, a partire da quando ne aveva 8. Nel 1990, la McDaniel e altre due vittime, ormai cresciute, hanno cominicato agli anziani che Lawrence aveva abusato di loro.

Gli anziani non hanno avvisato la polizia; alla fine disassociarono Lawrence, non perché aveva abusato delle bambine, ma per averlo negarlo. Come Pople, Lawrence è stato reintegrato un anno più tardi.

La responsabilità di decidere come gli anziani gestiscono gli abusi sui minori spetta ai funzionari della società madre della religione, la Watchtower Bible and Tract Society di New York. La Torre di Guardia sin dal 1989 ha istruito gli anziani a non segnalare gli abusi sui minori alle autorità secolari a meno che la legge del loro stato non lo richieda.

In sostituzione, gli anziani sono incaricati di formare comitati giudiziari interni per giudicare i pedofili come spiriti ribelli, non come criminali. Anche se gli autori impenitenti sono a volte disassociati, possono essere ripristinati dopo un anno o poco più, se chiedono scusa.

In Oklahoma, a Lawrence è stato concesso il reintegro dopo che per mesi ha negato di aver abusato dei bambini, a condizione scrivesse lettere di scuse alle sue vittime. Quando si fecero avanti altre vittime, è stato espulso di nuovo – questa volta per aver mentito su quanti bambini avesse abusato – , solo per essere poi reintegrato per la seconda volta.

In tutti i casi di disassociazione e reintegrazione, la Torre di Guardia ha l’ultima parola. Nei casi di abusi sui minori, la Torre di Guardia si riserva il diritto di decidere quali abusatori devono essere messi alla porta e quali riaccolti. I funzionari sostengono che prendono tali decisioni dopo aver determinato quali pedofili sono pericolosi e quali no.

In risposta a una inchiesta del Governo australiano che l’anno scorso ha appurato che i Testimoni di Geova non avevano segnalato alla polizia oltre 1.000 casi di pedofilia, i funzionari dei Testimoni di Geova hanno scritto: “La sola presenza di un pedofilo all’interno di una comunità non comporta necessariamente che gli altri bambini di una comunità o la comunità siano a rischio “.

La Torre di Guardia ha sottolineato quel punto ancora più esplicitamente tre anni prima, in una lettera riservata a tutti gli anziani negli Stati Uniti.

<<Non ogni persona che ha abusato sessualmente di un bambino in passato è considerato un ‘predatore‘>>, dice la lettera. <<La Torre di Guardia, non il locale corpo degli anziani, determina se un individuo che ha abusato sessualmente dei bambini in passato sarà considerato un ‘predatore’>>.

In Australia, Pople potrà beneficiare della libertà vigilata in 18 mesi.

In Oklahoma, dopo che la McDaniel nel 2013 ha riferito del suo abuso alla polizia, Lawrence ha evitato il processo a causa della prescrizione. Fino allo scorso anno, lui era ancora un rispettabile Testimone di Geova.

 

FONTE:  Reveal

https://www.revealnews.org/blog/how-child-sex-abusers-get-reinstated-as-jehovahs-witnesses/

 

Articolo originale del 17 febbraio 2016 a firma del giornalista investigativo Trey Bundy

Tratto dal blog dell’Associazione Favis onlus

https://favisonlus.wordpress.com/2016/02/18/ecco-come-vengono-reintegrati-i-testimoni-di-geova-che-abusano-sessualmente-dei-bambini/

Il silenzio dei Testimoni di Geova sui crimini sessuali di un anziano di congregazione, già condannato e ora nuovamente processato per abusi sessuali su minori

12 Febbraio 2016

“I testimoni di Geova aborriscono gli abusi sui minori…”

Dichiarazione di un portavoce dell’organizzazione geovista

“…Holt ha continuato ad aggredire sessualmente bambini in seguito alla mancata segnalazione dei Testimoni di Geova alla polizia.. .”

“…Uno degli assalti si è verificato nella Sala del Regno, luogo d’incontro amministrato dalla chiesa…”

Deposizioni rese alla Corte

Un anziano della chiesa geovista responsabile di abusi sessuali su bambini vulnerabili fu invitato a tenere un discorso al matrimonio della sua prima vittima

PERVERT: Harry Holt, now living in Nelson, committed his crimes in Scotland
Harry Holt

Un Tribunale ha appreso che Harry Holt, un 71enne, attualmente residente in Rutland Street, Nelson,Galles) ha continuato ad aggredire sessualmente altre sette ragazzine come aveva fatto con altre nove, in seguito alla mancata segnalazione alla polizia da parte dei Testimoni di Geova.

Quando la questione venne sollevata, un funzionario del posto aveva consigliato ai genitori di “tenere solo i bambini lontano da lui”.

Holt sta affrontando una lunga pena detentiva dopo essere stato condannato per violenze sessuali contro otto giovani in Scozia, risalenti a più di 40 anni fa.

La sua prima vittima, oggi 56enne, ha riferito che Holt le diceva che avrebbe negato di toccarla e che nessuno l’avrebbe creduta.

La donna ha dichiarato alla Corte di Kilmarnock Sheriff: “Da bambina mi faceva passare da bugiarda ma Charlie sa bene che non sto mentendo. Mia madre e mio padre sono stati trattati malissimo e questo causò molti problemi nella congregazione. Avevano un’ottima reputazione. Il poliziotto locale era presente e mia madre e mio padre gli chiesero che cosa dovevano fare, lui rispose: <<basta teniate i vostri figli lontano da lui>>.

La donna, allora 14enne, ha detto che si tenne un comitato giudiziario degli anziani,  Holt ammise il palpeggiamento, ma non i toccamenti sessuali. Ha aggiunto: “Era seduto dritto davanti a me. In seguito venne rimosso da anziano dalla congregazione “.

La corte ha appreso che a 19 anni, la donna si sposò e sua madre insistette affinché Holt ufficiasse, fatto che aveva causato una <<grande discussione>> poiché <<fu solo molti anni dopo che avrebbe scoperto il perché >>.

Un’altra vittima, ora 32enne, ha dichiarato che Holt abusò di lei nella vasca a idromassaggio presso il centro ricreativo Magnum a Irvine, Ayrshire, quando aveva tra i 14 e i 15 anni.

Al tribunale è stato riferito che la visita fu fatta passare come regalino speciale per il  porta a porta ‘pionieristico’ con volantini e riviste della chiesa geovista.

La vittima ha detto alla corte: <<Io continuavo a dirgli di smettere>>.

Holt, ingegnere in pensione, e sua moglie si trasferirono in seguito da Ayrshire alla zona di Edimburgo, anche se la vittima lo vide ancora tramite i Testimoni di Geova.

L’uomo è stato riconosciuto colpevole di 11 accuse di abuso sessuale, atti osceni e comportamento libidinoso a Seamill, Dalry, Saltcoats, Kilbirnie, Stevenston e Kilwinning, Ayrshire, e in Gorebridge, Midlothian, tra il maggio 1971 e l’agosto 2004.

La Corte ha appreso che uno degli assalti si è verificato nella  Sala del Regno luogo d’incontro gestito dalla chiesa. I crimini sono venuti alla luce quando due vittime, anni più tardi, hanno condiviso le loro esperienze e si sono recate in polizia.

La sentenza è stata rinviata al mese prossimo e Holt è stato posto in detenzione preventiva

Un portavoce della chiesa ha affermato: <<I testimoni di Geova aborriscono gli abusi sui minori e li considerano  un crimine spregevole e un peccato. Chiunque commette il peccato di abuso su minori affronta l’espulsione dalla congregazione e qualsiasi illazione che i testimoni di Geova coprano gli abusi sui minori è falsa>>.

L’Ispettore capo della polizia John Hogg ha dichiarato: <<Harry Holt ha abusato della sua posizione di fiducia, utilizzando il suo status per abusare e sfruttare bambini vulnerabili, sottoponendoli ad atti di abuso sessuale. I suoi crimini si estendono per quarant’anni e da parte mia sono fermamente convinto che le sue azioni hanno profondamente danneggiato le sue vittime. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare le vittime per avere avuto il coraggio di farsi avanti e assistere gli agenti   in modo da assicurare che Harry Holt fosse ritenuto responsabile  delle sue azioni. Senza il loro supporto questo risultato non sarebbe stato possibile. Spero anche che questo caso invii un segnale chiaro ad altri abusatori, ossia che questo tipo di comportamento non sarà tollerato e che nostri funzionari appositamente addestrati lavoreranno per scoprire i vostri crimini e consegnarvi alla giustizia>>. 

Libera traduzione a cura dell’Associazione Vittime della Torre di Guardia

FONTE http://www.lancashiretelegraph.co.uk/news/14271622.display/

Testimone di Geova condannato per aggressioni a sfondo sessuale su ragazzine e bambini. La sua congregazione religiosa coprì per anni gli abusi

24 Dicembre 2015

REGNO UNITO. CARCERE E ORDINE DI REGISTRAZIONE A VITA COME MOLESTATORE SESSUALE  PER UN TESTIMONE DI GEOVA I CUI CRIMINI FURONO COPERTI DALLA CONGREGAZIONE

 

Un Testimone di Geova che otteneva piacere sessuale dallo strangolare ragazzine, era rimasto impunito per anni  in seguito al fatto che le sue azioni erano state coperte dalla congregazione che frequentava presso la chiesa di Warwick (Regno Unito). Ma il sordido passato del perverso Ian Pheasey lo ha finalmente raggiunto quando una delle sue vittime si è recata coraggiosamente in polizia…

Incarcerato per cinque anni: di Geova Testimoni Ian Pheasey
Ian Pheasey, testimone di Geova condannato a 5 anni di reclusione per aggressioni sessuali

L’uomo è stato condannato a cinque anni di carcere dopo essersi dichiarato colpevole dinnanzi alla  Warwick Crown Court per aver aggredito una ragazza provocandole danni fisici e per atti di libidine violenta verso altre due ragazze.

A Ian Pheasey (54 enne) di Langcliffe Avenue aWarwick, è stato anche ordinato di registrarsi a vita come molestatore sessuale ed è stato emesso nei suoi confronti uno Sexual Harm Prevention Order -SHPO- (misura di prevenzione dei reati sessuali),  restringendo il  suo contatto con i bambini.

Il procuratore Nicholas Taplow ha affermato: <<Era un uomo con una particolare attrazione sessuale  per l’atto dello strangolamento, che  figura in due dei tre capi d’imputazione.  Ricavava gratificazione sessuale dallo strangolare i bambini, e molti bambini sono stati strangolati in quel modo nel corso di quelli che ha descritto come ‘scherzi’ >>.

I reati che Pheasey ha ammesso risalgono al 1990 quando era un membro della congregazione presso la Sala del Regno dei Testimoni di Geova della zona di Woodloes a Warwick e la sua prima vittima è stata aggredita nella biblioteca  della Sala del Regno, dove Pheasey era il bibliotecario, all’epoca in cui una bambina di sette anni si recò lì per ottenere un libro.

Pheasey chiuse la porta alle spalle, e come lei prese il libro l’afferrò al collo, soffocandola in modo che non riuscisse a respirare, fino a quando la bambina riuscì a divincolarsi e a correre fuori.

Il giudice Richard Griffith-Jones ha osservato: <<Questo, secondo l’imputato, è stato fatto per gratificazione sessuale, anche se è stato denunciato come aggressione>>.

La bambina aveva troppa paura di  Pheasey per dirlo a qualcuno- e le sue azioni avrebbero potuto rimanere nascoste se non fosse stata per la successiva denuncia della sua seconda vittima.

Quella ragazza aveva 14 anni all’epoca, e quando Pheasey la vide mentre lui stava svolgendo qualche lavoretto per una donna anziana che viveva vicino a casa sua,  la chiamò ripetutamente, e la ragazzina si avvicinò, ha narrato il procuratoreTatlow.

<<Lui l’afferrò al collo, la trascinò in casa e la gettò sul pavimento della cucina, dove le salì addosso e le strinse il collo mentre lei lottava per respirare>>

La ragazza perse conoscenza, rinvenne, ma poi svenne di nuovo prima di riprendersi per una seconda volta e gridare: <<Geova aiutami!>>

I suoi pantaloni erano stati in parte abbassati ed era sofferente e sanguinante – ma Pheasey ha presentato la sua dichiarazione basandosi sul fatto che non l’aveva penetrata.

La lasciò andare, ma come lei  si riprese, con calma, le disse che se lo avesse rivelato a qualcuno, l’avrebbe uccisa, aggiungendo gelidamente che, se è crescendo avesse avuto bambine le avrebbe violentate.

Corse a casa urlando e piangendo e raccontò a sua madre quello che era accaduto – ma le fu solo detto di ripulirsi prima che di essere condotta in ospedale per le ecchimosi al collo da curare.

<<Purtroppo i suoi genitori hanno scelto di nascondere la natura sessuale dell’episodio e le hanno detto di tacere al riguardo. Hanno continuato a sottovalutare la gravità dell’aggressione e la questione è stata insabbiata dalla chiesa >>

Nel corso degli anni la vittima è stata gravemente danneggiata da ciò che era accaduto, soffrendo di flashback e terrori notturni e la sua fede religiosa è stata minata.

Prova rabbia verso i suoi genitori e verso la congregazione per non aver affrontato adeguatamente il caso, ma non è riuscita a parlare apertamente  fino a che non ha appreso che nel 2014 Pheasey aveva ottenuto un lavoro in una casa di cura.

La terza vittima di Pheasey aveva appena sei anni all’epoca in cui lui stava eseguendo qualche lavoro a casa dei suoi genitori;  mentre la bambina si era seduta nel suo furgone, lui entrò  e cominciò a farle il solletico prima di passare la mano sotto la sua gonna, ma si fermò quando lei gridò.

In seguito al suo arresto Pheasey ha sostenuto di non riuscire a ricordare l’episodio in biblioteca, ma ha ammesso di aver stretto le mani intorno al collo di quella ragazza in più di una occasione.

Ha ammesso di aver fantasticato di strangolare la 14enne, di averla adescata con l’intenzione di strangolarla e di essersi eccitato sessualmente.

Il suo legale, Nick Devine, ha affermato: <<L’inevitabile lunga pena detentiva avrà conseguenze devastanti per lui andando in prigione alla sua età per un reato di questo tipo. Non escludo  che sebbene la congregazione dei Testimoni di Geova possa essere criticata per come ha affrontato il caso,  possa aver agito su lui, in parte, per impedire il ripetersi delle fantasie che aveva>>.

Imprigionandolo, il giudice Griffith-Jones  ha detto a Pheasey: <<Lei ottiene la gratificazione sessuale dall’idea di strangolare i bambini. Questa è una fantasia orribile e sconcertante, tale che mi ha destato una certa preoccupazione quando ho emesso la sua sentenza di condanna. Una delle caratteristiche più gravi è che lo strangolamento rischia di comportare lesioni molto gravi e la morte. Quindi non è semplicemente una questione spaventosa e disgustosa che bambini piccoli siano stati fatti soffrire in quel modo, è il rischio che soffrirebbero di qualcosa di ancora più catastrofico>>.

Della vittima di 14 anni, il giudice ha affermato, tra l’altro,: <<...Purtroppo, quando ha parlato ai suoi genitori le loro priorità sono state del tutto fuori luogo. Come risultato del loro fallimento e delle persone intorno a lei, ha dovuto sopportare questo tremendo ricordo>>.

Dopo aver incarcerato Pheasey, il giudice Griffith-Jones ha elogiato il coraggio di quella vittima a farsi avanti ‘non per aiutare se stessa, ma perché ansiosa che gli altri dovessero essere protetti‘.

 

Estratto e libera traduzione a cura dell’Associazione Vittime della Società Torre di Guardia

 

FONTE: Stratford HERALD

http://www.stratford-herald.com/45973-jehovahs-witness-jailed-for-sexually-motivated-attacks-on-girls.html

 

NOTA: Leggi la notizia riportata anche dal Daily Mail in data 20 dicembre 2015, qui:

http://www.dailymail.co.uk/news/article-3377449/Jehovah-s-Witness-strangled-girls-young-six-sexual-thrills-finally-jailed-congregation-covered-crimes-20-years.html

 

Ecco come la leadership geovista sta reagendo alle indagini sulle politiche di gestione degli abusi sessuali sui bambini

16 Dicembre 2015

 

FINGENDO CHE NULLA ACCADA…

Sthepen Lett, membro del Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova

Trey Bundy, noto giornalista di REVEAL The Center for Investigative Reporting, per cui ha curato diverse, documentate e approfondite inchieste sulla pedofilia nei Testimoni di Geova e sulle inquietanti politiche di gestione dell’abuso sessuale infantile della Società Torre di Guardia, firma un nuovo articolo nel quale ci narra  quale sia, a oggi, la reazione della leadership geovista rispetto all’evidenza di drammatici fatti che stanno emergendo ovunque, nel mondo. Di seguito il suo racconto.

Di Trey Bundy

Assediata dai rapporti secondo cui i Testimoni di Geova proteggono gli abusatori di minori dalle azioni giudiziarie, la dirigenza geovista sembra aver optato per una strategia: <<Lasciamo che la storia si estingua>>.

Un  nuovo documentario portoghese trasmesso nel mese di ottobre, ha costituito l’ennesima notizia dal mondo per approfondire ulteriormente la politica dei Testimoni di non denunciare i pedofili alle forze dell’ordine. Come per altre notizie diffuse dai media, gli alti funzionari hanno rifiutato di parlare con i giornalisti che hanno prodotto il documentario.

Tuttavia, dopo la messa in onda, David Splane, un membro del Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova, ha parlato a 600 congregazioni dal quartier generale portoghese della religione a Carnaxide, secondo TVI, la stazione che ha trasmesso il documentario. Il discorso di Splane ha aperto una finestra sul modo in cui i leader dei Testimoni di Geova stanno occupandosi dell’indagine.

<<I fratelli, adesso, chiameranno qualche volta New York per dire: “Perché non fate qualcosa al proposito? Si trattava di un programma terribile “, ha detto Splane, che era in visita alla sede centrale di Brooklyn. <<Cosa dobbiamo fare? Il giornalista ha una mente chiusa. Il giornalista non è interessato alla verità. E così noi di solito lasciamo le cose così come stanno e lasciamo che la storia si estingua>>.

Il documentario, titolato  “In the Shadow of Sin“, si è basato su documenti interni dei Testimoni ma secondo quanto dichiarato ancora da  Splane, si è trattato di un prodotto calunnioso, con commenti negativi formulati sui Testimoni di Geova senza che costoro fossero presenti per difendersi.

Ana Leal, la giornalista che ha narrato la vicenda, ha affermato di aver inviato numerose e-mail ai Testimoni e di essersi recata al quartier generale portoghese dell’organizzazione chiedendo la loro partecipazione prima della messa in onda del documentario Dopo le osservazioni di Splane nel mese di novembre, Leal è tornata e ha riprovato.

In un  successivo report, Leal ha dichiarato che i Testimoni l’hanno lasciata entrare solo per dirle: <<Non abbiamo nulla da aggiungere>>.

Reveal si è occupato delle politiche geoviste concernenti gli abusi sui minori sin dallo scorso anno. Ho chiamato e inviato e-mail  all’Ufficio delle relazioni con il pubblico dei Testimoni di Geova, decine di volte. Ho telefonato alle abitazioni degli alti funzionari, compresi i membri del Corpo Direttivo. Sono volato a New York per due volte ed entrato nel quartier generale mondiale dei Testimoni per richiedere interviste. Nessuno ha parlato.

Entrambe le volte, alla sede centrale, ho chiesto di visitare l’Ufficio delle relazioni con il pubblico al quarto piano e mi è stato detto di sedermi nella hall e attendere che il telefono di servizio sul muro squillasse.

Ogni volta, ho aspettato 30 minuti prima che un segretario di nome Bryce mi convocasse per informarmi che non ci sarebbe stata nessuna dichiarazione. Non mi ha permesso di entrare nel suo ufficio per discutere il motivo. Quando ho chiesto di Bryce  il suo cognome, si è ha rifiutato di darmelo.

Qualche ora prima che pubblicassimo la nostra prima storia nel mese di febbraio, la Torre di Guardia ha inviato una breve dichiarazione in luogo di una intervista asserendo che i Testimoni di Geova aborrono gli abusi sui minori e osservano le leggi secolari.

Due settimane dopo che la storia è stata resa nota, un altro membro del Corpo Direttivo, Stephen Lett, ha postato un video sul sito web dei Testimoni, respingendo le notizie secondo le quali l’organizzazione è permissiva verso i molestatori di bambini. Ha chiamato tali report “menzogne guidate dagli apostati” e “false storie concepite per separarci dall’organizzazione di Geova“. <<Dato che qualunque essere umano che cerca di farci scendere a compromessi con  princìpi biblici è in realtà un agente di Satana>>, ha affermato Lett.

Lett ha anche rifiutato di concedere un’intervista.

Splane ha detto ai seguaci in Portogallo, che Geova si sta già occupando della disinformazione diffusa dai giornalisti.

<<Lui manda i suoi Testimoni di porta a porta per correggere l’informazione>> ha sostenuto, riferendosi alle campagne di predicazione porta a porta per le quali l’organizzazione è nota.

I leader dei Testimoni di Geova hanno affermato pubblicamente che sono orgogliosi delle loro politiche di protezione dell’infanzia e che fanno  più delle altre religioni per proteggere i giovani membri dal male. Nonostante le crescenti cause legali e i report dei media  non sono riusciti ad ammettere che l’organizzazione ha nascosto gli abusi sui minori alle autorità secolari di tutto il mondo per decenni.

Non hanno espresso indignazione per l’abuso dei loro figli né dato indicazioni circa il fatto che cambieranno le loro politiche. Hanno invece fatto una cosa chiara: mandare via la stampa.

 

Libera traduzione a cura dell’Associazione Vittime della Società Torre di Guardia

 

FONTE ORIGINALE DELL’ARTICOLO: REVEAL

https://www.revealnews.org/blog/how-jehovahs-witness-leaders-are-responding-to-child-abuse-scrutiny/

REGNO UNITO. Ex testimone di Geova denuncia pubblicamente la mancata protezione da parte della chiesa dei bambini e di altre vittime di abuso sessuale.

24 Novembre 2015

I membri della chiesa geovista continuano a sostenere che le loro politiche interne di gestione dell’abuso sessuale infantile e di tutela dei minori  funzionano, a dispetto di quanto dichiarato da un membro del Corpo Direttivo della Società Torre di Guardia, che ne ha espressamente ammesso l’imperfezione nel corso della sua audizione presso la Commissione governativa australiana sulle risposte istituzionali alle accuse di abusi sui minori …

LE PRATICHE DELL’ORGANIZZAZIONE GEOVISTA BASATE SULLA BIBBIA OSTACOLANO LE ACCUSE DI ABUSI SU MINORI, NON PROTEGGONO LA CONGREGAZIONE DAI CRIMINALI SESSUALI E AI POTENZIALI FEDELI NON VIENE RIVELATA LA REGOLA DEI DUE TESTIMONI. UN PORTAVOCE DELLA CHIESA NEGA TUTTO.

 

Un ex testimone di Geova sta chiedendo una cambiamento nelle pratiche interne della chiesa, che sostiene non aiutino le vittime di abusi sessuali

 

Steve Rose, un 51enne di  Hartlepool, ritiene che le politiche della chiesa geovista, basate sulla Bibbia, rendano difficile portare alla luce le affermazioni concernenti abusi sui bambini e altri abusi sessuali e agire di conseguenza. L’uomo spera di vedere l’eliminazione della “regola dei due testimoni”,  per la quale gli anziani di congregazione non possono assumere provvedimenti contro le accuse di illeciti a meno che non siano testimoniate da almeno due persone.

La chiesa afferma che le sue regole non impediscono che le accuse vengano considerate seriamente o segnalate alle forze di polizia. Rose, che è stato membro della Sala del Regno di Hartlepool in Ashgrove Avenue, è preoccupato anche del fatto che agli autori di reati sessuali condannati, come Richard Ogilvie, verso il quale è stata recentemente emessa una sentenza per adescamento di una minore, siano autorizzati a rimanere nella chiesa.

A Richard Ogilvie, un 32enne di di Scott Grove, (Hartlepool) è stato risparmiato il carcere tuttavia l’uomo è soggetto a un’ordinanza di prevenzione a tempo indefinito finalizzata a limitare i suoi contatti con i bambini e dovrà seguire un trattamento  per sex offenders per due anni.

Nel contempo Rose è stato disassociato per aver espresso alla congregazione preoccupazioni circa un anziano e ora è ostracizzato dalla chiesa.

La Charity Commission sta svolgendo un’inchiesta statutaria nei confronti dell’organo direttivo dei Testimoni di Geova del Regno Unito (Watch Tower Bible and Tract Society of Britain), proprio in ordine a problemi di politiche di tutela.

Rose ha aggiunto che i Testimoni di Geova “fanno tutto secondo la Bibbia. Nessun abusatore però andrà mai a chiedere a due testimoni di essere presenti al suo misfatto. La mia principale preoccupazione“, ha dichiarato l’uomo, “ è che le persone che si stanno cerando di reclutare come nuovi membri, in centro città, non conoscano la regola dei due testimoni. L’ argomento preferito della chiesa è che Dio rivelerà la verità. Ma mentre noi attendiamo che Dio prenda una decisione, tanti bambini potrebbero essere abusati. Negli otto anni e mezzo che ho trascorso in questa organizzazione noi non abbiamo mai parlato di tutela e di regola dei due testimoni“.

Per quanto concerne gli autori di reato a cui è consentito rimanere nella chiesa, Rose ha detto <<Nella comunità dei Testimoni di Geova se sei pentito puoi ancora far parte della congregazione. E’ più che probabile che chi ha abusato un bambino, lo farà di nuovo>>.

Le politiche geoviste di protezione dei bambini affermano” La cura e la tutela dei bambini e la promozione del loro benessere sono di massima preoccupazione e importanza nella congregazione. Riconoscendo questa responsabilità i nostri obiettivi devono garantire che se mai una questione che richiede la tutela di un bambino, dovesse sorgere nella congregazione sarà trattata prontamente e correttamente e i bambini della congregazione saranno protetti da danni prevenibili

Per quanto riguarda la regola dei due testimoni, un portavoce della chiesa ha affermato che un peccato non deve essere testimoniato da due o più persone nello stesso momento. I Testimoni di Geova hanno aggiunto “Noi non pensiamo che le Sacre Scritture ci autorizzino ad agire su una segnalazione non comprovata, ma una analoga segnalazione fatta da un altro individuo costituisce una conferma. Se qualcuno è stato vittima di un crimine e vuole recarsi dalle autorità queste hanno molti poteri di indagine che noi non abbiamo”.

Sulla questione dei criminali sessuali condannati e a cui è permesso continuare a far parte della chiesa, il portavoce ha sostenuto che costoro vengono attentamente monitorati e non gli è permesso di rimanere da soli con i bambini ma ha aggiunto “Io non conosco nessuna chiesa che chiude le porte, controlla le persone e impedisce di assistere alle funzioni religiose

La polizia di Cleveland ha lanciato un messaggio “Incoraggiamo tutti coloro che sospettano abusi sui  bambini a contattare immediatamente la polizia

 

VEDI APPROFONDIMENTI ALLA NOTIZIA SU HARTLEPOOL MAIL, qui:

http://www.hartlepoolmail.co.uk/news/local/former-jehovah-s-witness-says-church-s-policies-don-t-help-abuse-victims-1-7588106

NOTA: Sul caso di Richard Ogilvie, leggi notizia precedente, pubblicata qui:

http://www.hartlepoolmail.co.uk/news/crime/jehovah-s-witness-spared-jail-over-grooming-girl-1-7551106

 

REGNO UNITO. Testimone di Geova, con ruolo di primo piano nella comunità religiosa, scoperto con immagini indecenti di bambine di 3 anni

13 Novembre 2015

TESTIMONE DI GEOVA ISCRITTO NEL REGISTRO DEI MOLESTATORI SESSUALI. SUL SUO PC 539 IMMAGINI OSCENE RAFFIGURANTI GIOVANISSIME E BAMBINE DI TRE ANNI

Un Testimone di Geova di 65 anni, con un ruolo guida nella sua comunità religiosa, ha evitato il carcere dopo essere stato sorpreso con immagini pedo-pornografiche del livello più grave, sul suo computer di casa. L’uomo,  di nome Ian Ross, che aveva alterato, pervertendole, immagini di bambine di 3 anni,  si era dichiarato colpevole della realizzazione di materiale osceno di bambini, dal maggio 2013 al maggio corrente.

In chiusura del processo, il procuratore Jenny Haigh, ha videnziato che sul computer di Ross erano immagazzinate un totale di 539 immagini ferme e animate, di ragazze di età compresa tra i 3 e i 16 anni,  di cui 28 immagini del più grave livello (Categoria A), altre 14 di livello B e 503 di livello C.

Julian Gaskin, difensore dell’imputato, ha rilevato che il suo assistito ha mostrato profonda vergogna per l’accaduto e si è mostrato sincero nella sua testimonianza.

Il giudice Stephen Ashurst lo ha condannato ieri a sei mesi di carcere, con pena sospesa per due anni.  Ross dovrà seguire un programma di trattamento per sex offenders e sarà sottoposto a una particolare misura cautelare ( Sexual Offence Prevention Order SOPA),  finalizzata a proibirgli per 7 anni ogni contatto non supervisionato con giovani minori di 16 anni e a vietargli l’accesso a internet se non attraverso un dispositivo che può essere monitorato dalla polizia.  Il giudice ha inoltre ordinato la sua iscrizione nel registro dei molestatori sessuali per sette anni e la distruzione del disco rigido del suo computer.

L’uomo era stato espulso dalla congregazione geovista successivamente all’emergere di tali fatti.

NOTA: Per approfondimenti sulla notizia vedi:

http://www.hartlepoolmail.co.uk/news/crime/leading-churchman-caught-with-perverted-images-of-girls-as-young-as-three-1-7568701

LA MIA BATTAGLIA PER ESSERE UNA BAMBINA. STORIA DI V. NATA E CRESCIUTA NEI TESTIMONI DI GEOVA (seconda e ultima parte)

Ottobre 2015

Nota: LEGGI LA PRIMA PARTE DELLA STORIA DI V., QUI

https://associazionevittimetorrediguardia.wordpress.com/2015/09/25/la-mia-vita-nei-testimoni-di-geova/

Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.

Vangelo di Marco 9,42

STORIA DI V. (seconda e ultima parte)

La bambina che era stata violata non disse nulla. Sentiva soltanto, come sento ancora, inalterato, un senso profondo di orrore, sporco, schifo, vergogna e ancora orrore, sporco, schifo e vergogna.  Ma la bambina che ero, tacque. Forse non conosceva le parole, forse nessuna parola poteva bastare, forse non esistevano parole per dirlo…E le parole non dette hanno continuato a schiacciarmi come macigni per anni.  Da bambina, le parole trattenute, avevano invece preso la forma di dolorose sensazioni. Tutti i mie sensi erano all’erta e alcuni rumori a cui prima non avevo mai fatto particolare caso, si erano acuiti al punto da farmi male e non riuscire a sopportarli. Ad es., avvertivo distintamente il rumore delle scarpe che calpestavano il suolo e immediatamente mi tornava alla mente, creandomi un forte stato d’ansia, quello fatto dalle le scarpe degli uomini che poggiavano sui sassolini del vialetto di accesso alla Sala del Regno. Anche vedere alcuni  indumenti, come le cravatte, mi arrecava una sorta di perdurante fastidio. Cominciai inoltre a deglutire a fatica durante i pasti, sintomo che mi ha accompagnato sino a oggi, al punto che devo masticare con estrema lentezza o quando devo ingerire una pastiglia sono costretta a sminuzzarla finemente per ridurla in polvere.

Quando tornai a casa, dopo quella notte, sembravo soltanto una piccola ossessa…continuavo a ripetere che non volevo più recarmi in quel posto, che non ci avrei più messo piede, che non dovevamo mandarmici più, che per niente al mondo ci sarei tornata…Ai miei genitori, in quel momento, suppongo apparissi come una sciocca bambina ingrata, recalcitrante e indomabile e se si erano fatti l’aspettativa di placare la mia ribellione, affidandomi alle “cure” chi forse si era reso disponibile per aiutarli nell’incarico, l’esperimento era miseramente fallito.

Non so quali furono realmente gli eventuali accordi intercorsi tra la mia famiglia e la famiglia dell’anziano, posso solo affidarmi alle mie congetture di adulta, d’altra parte i miei genitori non erano soliti dare risposte alle mie domande in merito alle loro decisioni, divieti o imposizioni. I miei “perché?” erano immancabilmente destinati a cadere nel vuoto o nella migliore delle ipotesi ricevevo spiegazioni striminzite, risposte tanto laconiche quanto fredde e scostanti se non umilianti.

Per ogni “perché?” d’altra parte valeva sempre e comunque la medesima risposta, “perché è la volontà di Geova Dio”.

Vedevano in me solo una bambina capricciosa, indisciplinata, testarda e disobbediente, e mi chiedo se si siano mai interrogati sui motivi del mio comportamento oltre a cercare in ogni modo di correggerlo per plasmarmi secondo “la volontà di Geova Dio” .

Quello che so è che col tempo la bambina si trasformò in una adolescente irriducibile e ribelle, quantomeno dal loro punto di vista. Nonostante tutto io continuavo a cercare la loro comprensione, a sperare volessero ascoltare il mio cuore e confrontarsi con me rispettando le mie opinioni e il mio sentire, in altri termini, cullavo l’intimo sogno di essere amata e accettata per quella che ero. Desideravo soltanto amore. Ma era appunto nulla più di un bellissimo sogno e ogni nuova delusione finiva solo per amareggiarmi e peggiorare ulteriormente le cose, tanto che la conflittualità familiare raggiunse livelli insopportabili e fui letteralmente cacciata di casa.

Il senso di solitudine che accompagnò la mia fanciullezza di tanto in tanto lasciava posto a una sensazione di calore e di allegria quando avevo modo di frequentare una zia a cui sono rimasta profondamente legata. Lei mi ascoltava, mi consolava e mi capiva. Sapeva immedesimarsi nel mio universo di fanciulla e aveva chiaro quello che può ritrovarsi a vivere un bambino obbligato a seguire una religione rigida che oltretutto lo spaventa. Non era  una testimone di Geova e credo fu questo il motivo per cui, per un certo tempo, scattò anche il divieto di parlarle al telefono. Con mio fratello purtroppo non vi fu quella complicità che forse avrebbe aiutato entrambi. Benché lui ricevesse un trattamento di favore da parte dei nostri genitori perché accondiscendeva senza battere ciglio a ogni loro richiesta, temo possa aver assaporato a sua volta la mia stessa infelicità. Infondo ci si curava d lui semplicemente perché non obiettava mai, non si opponeva, non diceva mai “no” e non chiedeva mai ” perché? “. Né io né lui fummo comunque in grado di costruire un ponte tra noi, benché un legame di sangue e di affetto ci unisse indissolubilmente, restammo due mondi separati sotto lo stesso tetto.

Come adolescente sentivo ripetermi sempre più spesso che dovevo andarmene da quella casa, la “loro casa”, e una sera mi sbatterono fuori, sistemando le mie poche cose vicino all’ingresso. Mi trasferii presso l’abitazione del mio compagno dell’epoca. Nella sua famiglia solo sua madre era testimone di Geova.Il giorno dopo mio padre fu colto da infarto, (poi ristabilitosi), e io accusata di esserne la causa per via delle preoccupazioni che arrecavo alla famiglia. Anche in casa del mio compagno le cose non andarono meglio. Il mio disinteresse al credo geovista e il mio sentirmi libera in tal senso, veniva interpretato dalla madre del mio fidanzatino come una mancanza di rispetto verso Geova e io tacciata di inculcare idee malvagie nel figlio piccolo. Così venne chiamata  mia madre e io rispedita a casa, naturalmente sbattendomi in faccia la mia ennesima colpa.
Ero stata riaccolta in famiglia ma non ero certamente la benvenuta e non se ne faceva mistero. A tavola, quasi fosse un’appestata, mia madre arrivò a dire:“non riesco a mangiare con quella lì che mi guarda”.
Oppure mi si rimproverava puntualmente di essere un’incapace al confronto dei miei coetanei testimoni  di Geova “Guarda dove sono arrivati loro, hanno fatto carriera, tutti i fratelli e sorelle si complimentano ”. In alcune circostanze l’umiliazione infertami fu particolarmente difficile da tollerare:“non mi interessa cosa fai per guadagnare, per me puoi anche darla via, basta che ti guadagni soldi e te ne vai”, e ancora, “se sapevo che venivi fuori così non ti mettevo al mondo”.

Dopo diversi anni e altre traversie, conobbi infine l’uomo che ora è mio marito e col quale ho avuto uno splendido bambino, e da quel momento ho vissuto 5 anni lontano da casa dei miei.

Poi mi sono riavvicinata perché mia madre si è ammalata gravemente.  Prevedibilmente mi sono sono ritrovata ad avere a che fare con i loro “ fratelli e sorelle spirituali”, che, per quanto ho saputo stanno  gestendo tutte le loro questioni personali, comprese quelle relative alla salute di mia madre e mio padre, ma certo non gratuitamente, benché i miei vivano solo della loro modesta pensione.
I Testimoni di Geova che si stanno, a loro dire, prodigando per sostenere psicologicamente i miei genitori, possiedono anche un duplicato delle chiavi di casa e il pin della carta Postamat che era andata persa e il cui smarrimento, se non fossi personalmente intervenuta, avevano curiosamente evitato di denunciare. A parte il dichiarato supporto morale, nessuno di questi fratelli si è mai occupato di sciacquare due piatti o di rassettare l’appartamento. Un’assistente sociale che sta seguendo i miei genitori, mi ha raccontato che sapeva dell’esistenza di mio fratello ma non della mia perché non le era mai stata riferita da alcuno.

Vorrei stare vicina ai miei genitori e prendermene cura, al di là di tutto, anche del sospetto che di tanto in tanto mi coglie, che forse mia madre possa aver intuito, in passato, qualcosa della violenza che subii a 9 anni, ma lo stretto cordone dei fedeli geovisti, non mi consente di avvicinarmi più di tanto. Non demordo, come non smetterò di lottare e sperare di poter essere stretta tra le loro braccia e di stringerli a me, di lasciare scorrere il fiume di lacrime che per anni ho pianto in silenzio e che forse hanno pianto anche loro, di abbattere una volta per tutte quel muro invalicabile che non ci ha permesso di essere una famiglia unita e complice oltre le differenti vedute e credenze. Nessuna religione, mi dico, dovrebbe separare e dividere gli individui, renderli prigionieri inconsapevoli di precetti e regole che superano la comprensione, l’affetto e la dedizione per i propri cari e per il prossimo, nessun credo dovrebbe mai e poi mai sacrificare i diritti e la serenità di un bambino, nessun Dio, comunque lo si voglia chiamare, penso lo vorrebbe mai.

Storia narrata da una collaboratrice dell’Associazione Viittime della Torre di Guardia